Il nome è di fantasia e alcuni dettagli sono stati modificati per tutelare la privacy. Storia pubblicata con il consenso della paziente.
C’è un momento, in molte malattie croniche, in cui il corpo smette di sembrare nostro. I gesti che prima erano automatici — alzarsi da una sedia, scendere le scale, vestirsi restando in piedi — diventano piccole imprese da affrontare con cautela. E, spesso, con paura.
Anna, 67 anni, convive ormai da anni con un’artrite psoriasica, una malattia autoimmune che colpisce le articolazioni, insieme ad altre condizioni che rendono il suo quadro clinico complesso. Quando è arrivata da me, il dolore alle ginocchia in discesa delle scale era fortissimo, la coscia sinistra le faceva male senza un motivo prevedibile, e restare piegata in avanti — anche solo per spazzare o lavare il pavimento — era diventato difficile.
Ma la cosa che mi ha colpito di più, all’inizio, non era un numero o una misura: era la paura del movimento. Anna aveva smesso di piegare bene le ginocchia e di accovacciarsi, per il timore di farsi male. Ed è un meccanismo comprensibilissimo — quando un movimento fa male, il corpo impara a evitarlo. Il problema è che, con il tempo, meno ci si muove e più ci si irrigidisce.
Un percorso iniziato prima di me
La storia di Anna, però, non comincia in palestra riabilitativa. Comincia anni fa, con una diagnosi arrivata dopo mesi difficili:
I sintomi erano forti dolori notturni alle gambe, rigidità mattutina, e appena sveglia avevo difficoltà a mettermi in piedi e camminare.
Il percorso con i farmaci non è stato semplice: Anna ha faticato a tollerare la terapia, con effetti collaterali importanti. Insieme al suo medico ha poi rivalutato l’impostazione delle cure, ed è stato proprio il consiglio medico a indirizzarla verso una strada che, oggi, riconosce come una svolta: il movimento.
Ha iniziato con il nuoto. Poi si è iscritta a un corso di pilates. Ed è lei stessa a raccontarlo:
L’inizio non è stato facile, il mio corpo sembrava bloccato, ogni muscolo mi faceva male. Più di una volta ho tentato di mollare tutto, ma ho continuato.
Questa frase, secondo me, è il cuore di tutto. Perché ricominciare a muoversi, quando ogni gesto costa fatica, non è questione di forza di volontà eroica: è questione di costanza, di partire piano e di non arrendersi ai primi giorni difficili.
Ricominciare dal movimento
Quando Anna è arrivata da me, l’obiettivo non era “far sparire” la malattia — l’artrite psoriasica è una condizione cronica che si gestisce nel tempo, insieme al team medico. L’obiettivo era restituirle fiducia nei suoi movimenti e migliorare ciò che la limitava ogni giorno.
Abbiamo lavorato con gradualità su:
- forza e controllo delle gambe, per ridare stabilità a ginocchia e anche e togliere la paura di piegarsi;
- mobilità delle ginocchia, recuperando pian piano l’ampiezza dei movimenti;
- la schiena, con esercizi che le permettessero di chinarsi senza dolore;
- l’equilibrio e la forza delle braccia, per i gesti della vita di tutti i giorni.
Niente di spettacolare: esercizi semplici, ripetuti seduta dopo seduta, adattati alle giornate buone e a quelle meno buone (perché nelle malattie croniche le giornate no fanno parte del percorso, e vanno messe in conto senza scoraggiarsi).
Dove è arrivata oggi
I risultati, settimana dopo settimana, si sono visti nei gesti concreti. Oggi Anna:
- si veste restando in piedi, infilando i pantaloni una gamba dopo l’altra come fa chiunque — prima doveva sedersi, o aiutarsi con le mani per sollevare la gamba;
- fa le faccende di casa piegandosi in avanti (spazzare, lavare a terra) con molto meno dolore alla schiena;
- sale e scende le scale meglio, e ha smesso di tenersi al corrimano;
- si accorge di avere le braccia più forti — persino a pilates esegue meglio gli esercizi;
- ha affrontato una giornata intera in giro a visitare una città, senza grossi fastidi;
- si sente, in generale, meno rigida e più eretta, con meno dolori e più libertà di movimento.
E i progressi continuano, anche nei dettagli più piccoli. Proprio in una delle ultime sedute, durante gli esercizi di equilibrio, abbiamo notato che adesso riesce a spingere un po’ sulle dita dei piedi per alzarsi — un gesto minuscolo, che fino a poco tempo fa non le riusciva. È fatta così, questa strada: di piccoli passi che, messi in fila, cambiano una giornata intera.
Ci sono anche i giorni storti, certo. Capita che, dopo aver fatto un po’ troppo, le ginocchia tornino a farsi sentire. Ma non è più un motivo per fermarsi: è semplicemente parte del percorso.
Con parole sue:
Oggi, a distanza di un anno, posso affermare che fare attività fisica ha cambiato il mio stile di vita. Mi sento meno rigida e i movimenti sono migliorati.
Cosa ci insegna la storia di Anna
Il movimento non è un nemico da temere, nemmeno — e forse soprattutto — quando si convive con una malattia reumatica. Al contrario: un’attività fisica adeguata, guidata e graduale è parte integrante della cura, accanto (mai al posto) del percorso medico.
La storia di Anna non è la storia di una guarigione miracolosa. È la storia, molto più preziosa, di una persona che ha ripreso in mano la propria quotidianità un gesto alla volta, con pazienza e costanza. Ed è questo, ogni giorno, il lavoro più bello del mio mestiere.
Questa testimonianza racconta un percorso personale e non costituisce un consiglio medico. Ogni scelta terapeutica — inclusa qualunque decisione sui farmaci — va sempre discussa e concordata con il proprio medico specialista. L'attività fisica descritta è stata inserita in un percorso di cura seguito da professionisti sanitari.
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